Percorso turistico

BOVOLONE: PERCORSO STORICO – ARTISTICO – NATURALE

Il percorso turistico prende avvio dal cuore del paese di Bovolone, rappresentato da Piazza Vittorio Emanuele, nella quale si possono scorgere i due edifici religiosi più importanti di Bovolone. Sono presenti in questa piazza la Chiesa di San Biagio sotto intitolata ai santi Fermo e Rustico, più antica e il Duomo, più recente, dedicato a San Giuseppe. L‟itinerario storico – artistico – naturalistico va poi a toccate i luoghi salienti presenti sul territorio comunale, spaziando dagli edifici religiosi, alle dimore nobiliari e all‟ambiente naturale.

La Chiesa di San Biagio, S. Fermo e S. Rustico venne edificata attorno al XII secolo dapprima come Oratorio annesso al Palazzo Vescovile, e divenne la pieve della comunità di Bovolone nel corso del Duecento, allorquando il paese venne trasferito dalla località Prato Castello al luogo dove si trova tuttora. L‟edificio venne rimaneggiato nel corso del XV secolo e nel 1742, anno in cui l‟edificio venne ad assumere le forme attuali. Di particolare pregio sono gli affreschi della contro-facciata risalenti al XIII secolo, i quali confermano l‟antichità della chiesa, le tele cinquecentesche di Nicolò Giolfino (S.Biagio e SS.Fermo e Rustico), di Felice Brusasorzi,(la Benedizione dei pani), di Paolo Farinati (Cristo risorto) e quelle settecentesche di Nicola Marcola ai lati del Presbiterio (La Cena di Emmaus e Melchisedech che offre il pane ed il vino ad Abramo), di Saverio dalla Rosa (La Madonna con il Bambino, S.Antonio e S.Luigi Gonzaga) e del Buratto(La Madonna con il Bambino e i SS. Giuseppe ed Isidoro. Inoltre all‟interno dell‟antica parrochhiale di Bovolone sono custoditi due altari di elevato valore artistico (il principale, opera del Maderna, dedicato a S.Biagio, in marmi policromi e l‟altro dedicato alla Pietà). Il soffitto è interamente affrescato ed il lavoro viene attribuito a Marco Marcola.

A sinistra dell‟antica Chiesa di San Biagio è collocata la Chiesa parrocchiale di San Giuseppe, terminata e consacrata nel corso del 1945. L‟esterno si presenta come un incrocio di stili diversi, questo per il fatto che, la sua costruzione si protrasse nel tempo e fu opera di diversi promotori e autori. Il tutto è visibile, per esempio, notando la differenza tra le linee architettoniche della facciata, neoclassica, ispirata al Rinascimento veneziano e dell‟interno dove invece si ritrovano linee facenti riferimento all‟arte paleocristiana. Al suo interno è conservato, nella parete destra dell‟edificio, il sarcofago di Monsignor Ormaneto, già parroco di Bovolone dal 1543 al 1570, illustre veronese, Vescovo di Padova e Nunzio Apostolico in Spagna. Da menzionare, è altresì l‟imponente organo che si inserisce in maniera elegante sul fondo dell‟abside maggiore.

Percorrendo la strada che dal centro si dirige verso la contrada Crosare, avanti un centinaio di metri, sulla destra, si incontra l’elegante Villa Gagliardi. Questo palazzo era inizialmente un possedimento del Vescovo di Verona. I primi documenti che ne certificano l’esistenza in tempi passati risalgono al XVII secolo, quando venne costruita una casa a due piani in muratura, riportata in un disegno di Iseppo Cuman nel 1691. I proprietari del tempo erano i Bottari i quali vi rimasero fino al 1815, quando la proprietà passò a Cesare Bertoli e successivamente, nel 1867, a Giovanni Gagliardi. Sotto la sua opera l’edificio venne ristrutturato e tale lavoro, a carico dell’architetto Girolamo Franco, cambiarono profondamente l‟aspetto della villa il quale mutò fondendo le proprie linee neomedievali con elementi del Romanico veronese e del Rinascimento con influssi addirittura toscani del Quattrocento nell‟utilizzo del bugnato nel piano terreno. Villa Gagliardi è fronteggiata da un grande parco il quale è costituito dal contrasto tra l‟eleganza del parco all‟italiana e da elementi tipici del parco all‟inglese (boschi, prati, specchi d’acqua).

Proseguendo sempre su Corso Umberto I si giunge in Piazzale Scipioni, dove si trova il monumento ai caduti di tutte le guerre denominato il Perseo e, nel quale, sorge il maestoso Palazzo Vescovile (sec. XV – XVIII), ora sede del Municipio. Il grandioso edificio apparteneva in passato al Vescovo di Verona, il quale vantava in Bovolone possedimenti fondiari almeno dall’ VIII secolo, come riportato nel documento “Pagina Firmitatis” risalente al 813 d.C. Il Vescovo Ermolao Barbaro nel 1460 procedette al restauro ed alla ristrutturazione di gran parte degli edifici vescovili. Questa Corte Castello era il centro nevralgico di un‟enorme proprietà la quale era formata 3062 campi (dei quali 460 in gestione diretta). In questo luogo confluivano e venivano conservati tutti i prodotti agricoli derivanti da decime, censi feudali, e dalla gestione diretta dei campi. Sul finire del Settecento il Vescovo Giovanni Andrea Avogadro volle radicalmente ristrutturare l’antica dimora togliendo le torri ed i merli e l’edificio venne ad assumere le sembianze attuali, dotato della prestigiosa facciata dall’ effetto prospettico. L’edificio è ancora composto dalle barchesse retrostanti, dal rustico e dalla caneva, ovvero dalle antiche Cantine del Vescovo, risalenti al XV secolo e le quali conservano attualmente il Museo “Percorso degli stili del mobile”. Di particolare pregio è, inoltre, il portale bugnato dell‟ingresso posteriore.

Continuando verso la località Crosare e prendendo poi la strada che conduce a Concamarise, a 4 chilometri dal centro di Bovolone si arriverà nel sito in cui è si erige il Complesso architettonico di San Giovanni Battista in campagna, datato VIII-IX secolo , composto principalmente da basilica e battistero ottagonale. Tale gioiello è stato restaurato recentemente ed è ritornato all‟antico splendore. Esso compariva nel documento denominato “Pagina Firmitatis” dell‟anno 813 del Vescovo Ratoldo. Durante il restauro e le indagini archeologiche condotte dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto venne alla luce la vasca (il fonte battesimale ad immersione ottagonale all‟ interno del Battistero) confermando l‟antica “Ecclesia Baptismalis”. Durante gli scavi, oltre a sepolture venne alla luce un tesoretto di monete d‟argento dell‟epoca enriciana (XII sec). Il Battistero è riccamente affrescato con dipinti cinquecenteschi raffigurante la vita ed il martirio di S .Giovanni Battista e nelle sei lunette superiori la passione di Cristo. Mentre nel presbiterio (1792): i quattro evangelisti con Mosè ed Elia e nella lunetta dell‟altare la nascita di Maria Vergine. Nella Basilica esistono altri affreschi trecenteschi situati nell‟ absidiola di sinistra, raffiguranti la Madonna che allatta il Bambino Gesù,Cristo sul trono con un cartiglio in mano,due Sante tra cui presumibilmente la Martire Sant’Agata vicino ad un lacerto di crocifissione. Il compresso architettonico rappresenta un esemplare unico, in ambito campestre, di un’antica Pieve.

Ripercorrendo la strada verso il centro del paese si giunge su Piazzale Mulino, il quale dà accesso ad un’ampia area verde denominata Parco Valle del Menago, raggiungibile dalla località San Giovanni, anche percorrendo strade secondarie di campagna (via Saccavezza). La superficie di quest‟oasi naturale, misura 35 ettari i quali contengono aree boschive, nelle quali sono stati ricollocati alberi autoctoni della pianura veronese, aree per lo svago, per il gioco, per la didattica, oltre a percorsi ciclabili e pedonali e un percorso della salute formato da 16 stazioni. Al centro del parco è stata realizzata una collina panoramica ed un lago il quale circonda un‟isola su cui è stato ricostruito un paesaggio preistorico del 1.300 a.C. sulla base di recenti ritrovamenti archeologici da parte della Soprintendenza che raffigura un momento vita quotidiana con le abitazioni, i fuochi, le macine, i forni, la conciatura delle pelli. Il paesaggio preistorico fa parte dei musei della Provincia di Verona. Sono inoltre presenti aree destinate agli animali ed al loro ripopolamento. Da segnalare il Ponte dei Restei, del Seicento, il quale funge da accesso secondario all‟area verde.

Transitando sul Ponte dei Restei si arriva alla località San Pierino, la quale prende il proprio nome dalla Chiesa di San Pietro. L‟edificio religioso è attestato nella contrada dal 1454. L’oratorio venne eretto su un dosso sabbioso, con la facciata rivolta verso la villa dei conti Cappello, Villa Cappello, situata poco lontano, inizialmente su un terreno appartenente alla pieve di Bovolone. Verso la fine del XV secolo passò in proprietà della famiglia comitale veneziana dei Cappello e divenne cappella della residenza. Nel 1569 il conte Gerolamo Cappello la istituì in “cappellania” e la dotò di un cappellano, facendo erigere, a fianco dell’oratorio, l’abitazione per lo stesso e la sagrestia. Subì rimaneggiamenti nel 1716 e verso la metà del Settecento. La cappella, insieme alla villa, passò in eredità ai marchesi Cavalli di Ravenna nel 1847. Nel 1966 fu ancora restaurata dal proprietario, l’avvocato Leonello Rossi, di Padova. L’interno si presenta a navata unica, con un ordine di paraste a capitelli ionici che sorregge il cornicione. L’altare settecentesco, in marmo bianco, presenta un’ara decorata sulla quale poggiano due colonne che sorreggono cherubini e al centro della cimasa è presente un’effigie del Padre Eterno. Un tempo era collocata sopra l’altare una pala raffigurante San Pietro, che venne rubata in tempi recenti.

Tornando sulla via principale che attraversa il paese, sulla quale si affacciano una moltitudine di vetrine facenti riferimento all‟attività artigianale più importante di Bovolone, quella della produzione del Mobile d‟arte in stile, si giunge, dopo aver attraversato nuovamente la piazza principale del paese, in località Madonna. Lungo la strada che conduce a Verona si affacciano alcune dimore patrizie e case nobiliari di importante valore storico – artistico. In particolare, si destreggia Villa Tosi alla Madonna, la quale rappresenta un raro esempio di corte rurale veronese. Di origine cinquecentesca, appartenne alla nobile famiglia veronese dei Tosi, che ebbe molta influenza politica sul territorio di Bovolone. L’intero complesso venne restaurato completamente verso la metà del Settecento. Il portone d’ingresso alla corte è decorato con statue raffiguranti personaggi mitologici.. All’interno delle villa si conservano dipinti a tempera rappresentanti paesaggi inseriti entro cornici in stucco.

Avanzando in direzione Villafontana, si raggiunge il Santuario della Beata Vergine della Cintura (sec XVII). Questo edificio religioso era inizialmente intitolato alla “Madonna del mulinello” in quanto trovasi nell’omonima contrada così chiamata per la presenza di un vecchio mulino. La chiesa fu eretta nel 1648 e il luogo dove venne edificato presentava i resti di un fienile in rovina. Accanto ad esso era presente , all‟interno di una rozza nicchia, una statuetta in marmo della Madonna seduta su di un trono col bambino in braccio, cinti entrambi da una cintura ai fianchi e coronati da un‟aureola di angelo, luogo il quale era sempre stato venerato dalla popolazione della contrada. L‟ edificio fu benedetto il 5 novembre del 1650 e tale evento comportò l‟arrivo a Bovolone di molti pellegrini dai comuni viciniori, ma anche da oltre i confini della Diocesi di Verona. Dato il numeroso afflusso di devoti vennero chiamati i Padri eremiti di Sant‟ Agostino. Alla fine del „600 viene collocato un grande organo e nel 1730 venne innalzato il campanile. Quando Napoleone e le sue truppe arrivarono a Bovolone, si di tutti i s beni artistici che arredavano la chiesa.

Continuando sulla direttrice che conduce verso nord, si arriva all‟unica frazione di Bovolone, Villafontana. Appena entrati in paese si scorge la grandiosa facciata di Villa Noris, edificio dell‟omonima famiglia nobiliare, grande possidente terriera a Villafontana e nei dintorni. L‟edificio assume un‟elevata importanza in quanto fu il luogo dove soggiornò Napoleone Bonaparte nel luglio 1796.

Nel centro di Villafontana è presente la Chiesa parrocchiale di Sant’Agostino la quale fu eretta nel Cinquecento nella frazione di Villafontana e divenne chiesa parrocchiale, staccandosi dalla chiesa madre di Bovolone, nel 1583. Sostituì una più antica cappella dedicata a San Giovanni Battista. La parte più antica che si conserva è l’abside.

Concludendo, oltre a quanto già citato, sul territorio comunale bovolonese, sia all‟interno del centro storico, che sparpagliate nelle campagne circostanti, sono presenti numerose dimore patrizie nobiliari, che risalgono a partire dal XV secolo. Questi edifici erano solitamente composti da un corpo principale, quello della residenza, con annessi rurali di vario tipo (stalle, fienili, torre colombare …) e in qualche caso da qualche edificio religioso proprio. Un elenco esaustivo delle dimore gentilizie che si possono scorgere a Bovolone è qui riportato:

  • Palazzo Terzi Tebaldi (XIV – XIX) situato nelle vicinanza della piazza centrale;
  • Villa Terzi (XIV – XIX) zona Vescovado;
  • Corte Panteo – Zampieri (XVI) zona Vescovado;
  • Corte Brenzon-Malmignati (XVI – XVIII) situata in Mulinello (contrada Madonna);
  • Corte Bianchi (XVI – XVIII) situata in zona Bosco, con annesso Oratorio di S. Maria al Bosco;
  • Corte Montagna (XV – XVIII) situata in zona Canton;
  • Corte Tebaldi al Persegarol (XVI – XVIII) situata in zona Persegarol – Ospedale; – Corte Capello (XV-XVIII) situata in San Pierino;
  • Corte Ziletti – Bovio (XV-XVII) situata in zona Campagne;
  • Corte Bottagisio (XVI-XVIII) situata a Villafontana.